Il borgo di Pian di Macina

Pian di Macina è un borgo del comune di Pianoro oggi attornia- to da capannoni artigianali. Prende il nome dal mulino medievale che ha macinato con l’acqua del Savena fino all’immediato dopoguerra. Vi portavano a soma le loro granaglie i monaci della millenaria abbazia di San Bartolomeo di Musiano, che ancora svetta sul colle poco distante, interamente ricostruita dopo le distruzioni della guerra. Col nome di Musiano il borgo è stato comune fino al 1865, a unità d’Italia compiuta e quando gli altri comunelli medievali già erano stati soppressi dalla riforma napoleonica del primo ‘800.

Anche per questo, forse, ma sicuramente per la storia secolare, la gente di Pian di Macina ha mantenuto una tenace identità che tuttora conserva, nonostante le necessitate emigrazioni e i nuovi arrivi. Il ricordo della tribolata, ma solidale, vita nel borgo è ancora fervido – tutti contadini o brac- cianti in quotidiana lotta per la sopravvivenza – tanto che nostalgici nipoti gli hanno dedicato due libri autobiografici (cui va aggiunta la raccolta di saggi sull’abbazia di San Bartolomeo pubblicata dalla Deputazione di Storia Patria).

Di seguito presentiamo l’ultimo, fresco di stampa. Si diversifica da altri consimili – che in genere narrano la vita contadina nel periodo fra le due guerre e l’immediato dopoguerra che ne vide la fine – perché racconta gli anni ’50 e ’60 che già sono storia: ce ne separano ormai due generazioni e mutamenti epocali, che pure erano stati anch’essi segnati da rilevanti mutazioni.

L’ha scritto Dino Benni, che a Pian Macina ha vissuto l’infanzia e la prima giovinezza. In pensione, si è messo a scrivere, così, senza nessuna pretesa e senza averlo mai fatto prima, magari per raccontare al figlio di un mondo che non può neanche immaginare. Anche a lui, del resto, pareva di raccontare una favola – confessa addirittura che molti di quei momenti andavano pian piano mescolandosi coi sogni. E dunque il libro, che non intende essere una ricostruzione storica, ma solo una affettuosa testimonianza.

Già l’indice, molto circostanziato, informa minuziosamente sul contenuto. Ne consegue una scrittura accurata, didascalica, quasi ‘foto- grafica’ per la descrizione puntuale dei particolari. Il nostro rivisita infatti a una a una tutte le case di Pian di Macina, del borgo e dei poderi attorno, i negozi, le attività artigianali, il bar, la trattoria, il campo delle bocce… E la gente, nome per nome: fra i tanti, tratteggia con simpatia qualche personaggio ‘emblematico’, riferimento obbligato – e coagulo – per la comunità: la maestra, il parroco, e con loro il barbiere, il calzolaio, e sulfanèr, il fornaio, il fabbro… Baluginano di necessità, ma coinvolgenti, momenti di vita ‘rurale’: cosa si mangiava, quali erano i mezzi di trasporto, come ci si divertiva, la scuola, la partecipazione alla politica, le feste… Accenni, pennellate che richiamano la vita d’allora, proto-industriale, crepuscolo contadino, quasi un controcanto al divenire adulto dell’autore. Che a 27 anni abbandona il borgo per andare incontro al mondo, dove il lavoro lo chiama – e la parte conclusiva del libro diviene esplicitamente autobiografica: rac- conta tuttavia esperienze vissute da molti nostri connazionali, costretti a cercare all’estero lavoro e dignità.

Il tutto è corredato da un repertorio fotografico pignolo: casa per casa, persona per persona, che interessa soprattutto la gente di P.M., ma che documenta visivamente un mondo scomparso, la sua cultura e la sua topografia. E alla gente del borgo il libro è dedicato, ma molte sue pagine possono leggersi con interesse anche da chi quel tempo e quella giovinezza li ha vissuti altrove. (Claudio Cappelletti)

Dino Benni, Il borgo e i suoi abitanti. Pian di Macina dal 1953 al 1975, Rastignano (BO), 2013, pp.239.

copertina libro Il borgo di Pian di Macina
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