Da qui, messere, si domina la valle

Da qui, mesere si domina la valle

Il nuovo di libro di Fabrizio Monari, che raccoglie 25 racconti ambientati in Appennino.

Il vento passò a lungo, bruciò i miei occhi e i miei pensieri. Passò con tutta la sua forza e per un attimo pensai che riuscisse nel miracolo, poi anch’egli divenne stanco e cadde.
Mi accorsi che la sera stava diventando dolce attorno a me, che l’osteria si stava riempiendo.
Gli uomini uscivano dalle case.
Un sorriso fra le rughe, sul viso di una vecchia.
Dissi a me stesso che me ne sarei andato.

Le pagine dell’amico Fabrizio Monari ci riportano a tratti indietro nel tempo. Non è un passato remoto, come quello che siamo abituati ad incontrare nell’amarcord della civiltà contadina, piuttosto è un passato prossimo, relativamente recente, ma nel contempo distante anni luce dalla chiassosa e frenetica vita di oggi.

Ecco quindi le imprese dei ragazzi degli anni Sessanta e Settanta del Novecento, avventure piccole e grandi ripercorse attraverso gli occhi e i sentimenti di un bambino e poi di un ragazzo che ha vissuto quegli anni e che ha sentito narrare di storie trascorse.

Chi cercherà di trovare in questi venticinque racconti un che di affabile non troverà però pane per i suoi denti: i ricordi narrati da Monari sono piuttosto un atto di introspezione che richiede al lettore una uguale attività di interpretazione. Solo allora le immagini forti e crude di lavoro, fatica, fame, buio, guerra, potranno essere collocate dentro una traccia comunemente condivisa.

La rara abilità di Fabrizio sta nella fusione, a volte impercettibile, tra ricordo e narrazione, tra ricostruzione e sentimento, così che i testi che vengono creati esistono a più livelli; più piani narrativi procedono ora parallelamente, ora incontrandosi, a volte in maniera inaspettata.

Un altro tratto distintivo di questi racconti è l’eroicità dell’azione: le avventure dei piccoli o le tragiche vicende di quanti vissero alla periferia della grande storia, si riscattano e si elevano ad un livello umano più alto e più ampio. Ma la grande storia, lontana da tali vicende, talvolta si affaccia su questo appennino con il passaggio di personalità note, di ieri e di oggi. A volte a tratti veloci, altre volte invece Monari le declina abilmente in situazioni pittoresche o non accadute, anche se verosimili.

Vi sono, infine, momenti di sottile ironia in cui la penna scorre liberamente a descrivere un futuro ipotetico nel quale si ricorda e si ricostruisce un irreale passato: questo è forse l’anello che unisce l’abilità dello scrittore all’impianto storico di anni relativamente recenti, ma ormai scomparsi. 

Per noi, che quegli anni li abbiamo vissuti appieno, questi racconti rappresentano un piacevole e nostalgico tuffo in un passato che certo merita di essere ricordato con fierezza.
Di tutto questo, sono riconoscente all’Amico Fabrizio.

(Dalla Presentazione di Daniele Ravaglia, presidente del Gruppo di Studi Savena Setta Sambro)