Anche i gatti hanno un'anima

Sì, anche i gatti hanno un’anima. O almeno l’hanno quelli di Edena. Un’anima mortale (forse, perché a credere nella metempsicosi potresti avere per casa addirittura Pitagora in corpo felino), ma per il rimanente eguale alla nostra. Caparbio tradizionalista, per anima intendo quel grumo di emozioni, di volizioni, di capacità di sentire e di pensare, di amare e odiare imprigionato nell’involucro del soma. Me ne sono convinto leggendo il romanzo (?) Una “Gatta” di nome Edena di Bruna Simoncini. Forse bastava consultare al riguardo qualche testo di etologia, ma le mie letture – se è una colpa la confesso – sono altre per quanto riguarda il mondo degli animali, certo non scientifiche e forse datate: Esopo, Fedro, La Fontaine, Kipling, London, Melville… Libri dove gli animali sono vivi e coscienti. Li avrà letti Edena? Se non lei, sicuramente li conosce il suo compagno e maestro, un epistemologo (così si qualifica con orgoglio cruscante) di cultura enciclopedica che non può non averla maieuticamente edotta.

Edena è lo pseudonimo, gravido di significazioni, che Bruna si è dato quando scrive e che le consente di recuperare il paradiso perduto della sua infanzia. L’Eden primigenio dove la vita ritorna di favola, l’orizzonte è limpido, l’unico tempo è il presente, dove fiori farfalle uccelli (e gatti) parlano a chi sa intenderli. E ascoltano i puri di cuore. Bruna è infatti una montanara di San Benedetto Val di Sambro in volontario (e dorato) esilio in Liguria, dove, a suo dire, ha ritrovato la quiete serena di casa Pescara, la casa rosa antico dei nonni che l’accoglieva bambina. Gratificata dal successo dei due precedenti, ha scritto il terzo libro della saga di Edena1.

Con una scrittura alta (né poteva essere diversamente alla severa scuola dell’epistemologo), attraversata da brividi di poesia – e il creare poesia non si apprende, te la detta l’anima – Bruna ci racconta la storia dei suoi tanti gatti. Inizia con Micio, gattino cacciato e divenuto randagio di necessità, nominato poi Pippo dopo l’affettuosa adozione da parte di Edena. Altri gatti compaiono via via nella ‘sua casa’ e nel ‘suo’ territorio, ma Pippo resta comunque il protagonista della storia. Storia, come nel teatro kabuki giapponese (lo preferisco, quale termine paragone, al teatro delle marionette, troppo meccanico), i cui personaggi dai volti di porcellana e in vesti sfarzose sono mossi nel buio da uomini incappucciati di nero pressoché invisibili: chi li muove qui è invece Bruna/Edena, senza cappuccio e a tratti corposamente visibile.

Incentrata sul gatto Pippo, il libro ha una sua tenue trama che lega i vari accadimenti. Piuttosto che seguirla con impazienza, come solitamente avviene per le narrazioni di lungo respiro, merita soffermarsi sui singoli episodi, in sé compiuti, per gustarne la musicalità del periodare, l’aggettivazione sgargiante, i vocaboli e i costrutti sintattici di sapore antico che impreziosiscono la pur sontuosa scrittura. Un esempio, il più breve:

Le Nottiluche - Sono le lucciole in danza nella calda notte d’Estate; volteggiano nel cielo quasi a confondersi con le stelle.

Lo sguardo di Edena ne segue la loro luce a tratto, così da accompagnare ogni passo di quella danza.

Ma due lucciole son ferme fra l’erba; e la loro luce non si libra: sono gli occhi di Pippo che guardano Edena.

Miniature verbali che caratterizzano lo stile di Bruna, attenta al perfezionismo del bozzetto, alla pagina conclusa. Propensione che forse le viene dall’attività di una vita: la nostra infatti restaura quadri, disegna, dipinge (le illustrazioni e gli adorni del volume sono suoi).

Ho detto storia, in realtà è piuttosto una favola vera – i Simoncini sono favolatori per lascito cromosomico e per la mai rinnegata appartenenza alla cultura orale contadina: chi coi modi sapidi e grossi dei ‘folai’ da stalla (fra i quali mi annovero) e chi, è il caso di Bruna, con la sognante leggerezza di Alice nel paese delle meraviglie.

La nostra è un’osservatrice acuta dei comportamenti di Pippo e degli altri suoi ospiti felini, comportamenti che interpreta e traduce con codici ovviamente umani per renderceli comprensibili. Al punto che viene da credere come in quegli improbabili gatti ci sia lei, con le esperienze del suo esistere – angosce affetti gioie speranze… – e, perche no? l’ineffabile entomologo (che compare fisicamente, coi suoi 2 m d’altezza, solo una volta). Addirittura, in una pagina toccante e rivelatrice, ripete il racconto della cacciata dall’Eden vissuta in quelle righe da Micio, il gatto dei nonni mai dimenticati (oso addirittura pensare che Chicca, la vecchia dolcissima gatta che dolorosamente le muore sul divano, incarni la dolce nonna di casa Pescara…). Del resto il titolo del libro è esplicito: Edena gatta fra i gatti (taccio il finale).

Proprio questa immedesimazione evita che la scrittura di Bruna – giocata su arditezze semantiche suggerite dalla necessitata commistione fra umani e animali, entro una natura fulgida di colori ed effluvi mediterranei – resti impigliata nell’insidia del lezioso, agevole appiglio quando si narrano favole di argomento all’apparenza infantile. In realtà Edena racconta, come avviene nella favolistica classica, al ‘fanciullino’ che è in tutti noi. (a.s)

 

Bruna Simoncini, Una “Gatta” di nome Edena, Imperia 2013, € 12, CEI - Centro Editoriale Imperiese, Piazza Bianchi,5 - 18100 Imperia (IM) - Fax 0183 290.584 - e-mail: cei-imperia@libero.it

 

1 Il primo, L’Eden di Edena, è stato presentato sul n.42 di Savena Setta Sambro.

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